Archiviate le accuse all'ex sindaco Minervini e ad altre 18 persone. I NOMI
Cadono le ipotesi di reato di turbativa d'asta. Inchiesta chiusa anche per l'ex assessore Caputo e il dirigente comunale Binetti
martedì 22 settembre 2026
Si chiude con l'archiviazione l'inchiesta sull'ex sindaco di Molfetta, Tommaso Minervini, finito nel 2020 nel registro degli indagati - insieme ad altre 18 persone, fra cui l'ex assessore Mariano Caputo e il dirigente Alessandro Binetti - dopo un'indagine su presunte irregolarità nei lavori di realizzazione di varie opere pubbliche.
Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Trani, Marina Chiddo, ha infatti accolto la richiesta d'archiviazione della Procura della Repubblica disponendo la chiusura del procedimento in cui all'ex primo cittadino, difeso dall'avvocato Tommaso Poli, erano contestate tre ipotesi di turbativa d'asta: l'affidamento diretto dei lavori per la riqualificazione di piazza Moro, quelli all'interno dell'ex cementificio e, infine, l'incarico di monitoraggio ambientale dell'appalto per il nuovo porto.
Secondo le carte «la posizione del Minervini non può che ritenersi assai ridimensionata all'esito delle indagini, in particolare dopo l'interrogatorio del 18 giugno 2021». Nel corso di «tale atto istruttorio, il sindaco ha fornito elementi tali da fare emergere un dubbio in ordine alla sua colpevolezza circa i profili di illegittimità dell'opera (i lavori di riqualificazione di piazza Moro) e, soprattutto, circa la sussistenza di un accordo illecito involgente gli altri protagonisti del procedimento».
Per le indagini, infatti, «non appare inverosimile la tesi del sindaco secondo cui avrebbe adottato il provvedimento sulla scorta di un mero interesse pubblicistico alla celere realizzazione dei lavori, senza alcun intento di incidere sulla gara per favorirne l'aggiudicatario». Nei lavori all'ex cementeria, «in ordine all'urgenza di provvedere alla messa in sicurezza delle ciminiere» l'ex sindaco Minervini «non ha agito sulla scorta di un coefficiente psicologico declinabile in termini di dolo».
Per quanto riguarda l'ex segretario generale Irene Di Mauro, invece, «l'originaria ipotesi accusatoria alla base della iscrizione nel registro degli indagati, si fondava sulla necessità di vagliare eventuali profili omissivi in ordine all'espletamento delle funzioni di garanzia connesse alla mansione di segretario comunale dell'Ente. Pur tuttavia le approfondite indagini non hanno permesso di documentare il suo coinvolgimento nella vicenda, in particolare sul piano dell'elemento soggettivo».
Sull'ex segretario Di Mauro, invece, «sono emersi degli elementi che hanno attestato l'impegno della stessa in ordine alle funzioni di controllo esercitate su alcuni procedimenti amministrativi oggetto dell'indagine», escludendo ogni «consapevole partecipazione della Di Mauro alla concretizzazione del disegno criminoso».
Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Trani, Marina Chiddo, ha infatti accolto la richiesta d'archiviazione della Procura della Repubblica disponendo la chiusura del procedimento in cui all'ex primo cittadino, difeso dall'avvocato Tommaso Poli, erano contestate tre ipotesi di turbativa d'asta: l'affidamento diretto dei lavori per la riqualificazione di piazza Moro, quelli all'interno dell'ex cementificio e, infine, l'incarico di monitoraggio ambientale dell'appalto per il nuovo porto.
Secondo le carte «la posizione del Minervini non può che ritenersi assai ridimensionata all'esito delle indagini, in particolare dopo l'interrogatorio del 18 giugno 2021». Nel corso di «tale atto istruttorio, il sindaco ha fornito elementi tali da fare emergere un dubbio in ordine alla sua colpevolezza circa i profili di illegittimità dell'opera (i lavori di riqualificazione di piazza Moro) e, soprattutto, circa la sussistenza di un accordo illecito involgente gli altri protagonisti del procedimento».
Per le indagini, infatti, «non appare inverosimile la tesi del sindaco secondo cui avrebbe adottato il provvedimento sulla scorta di un mero interesse pubblicistico alla celere realizzazione dei lavori, senza alcun intento di incidere sulla gara per favorirne l'aggiudicatario». Nei lavori all'ex cementeria, «in ordine all'urgenza di provvedere alla messa in sicurezza delle ciminiere» l'ex sindaco Minervini «non ha agito sulla scorta di un coefficiente psicologico declinabile in termini di dolo».
Per quanto riguarda l'ex segretario generale Irene Di Mauro, invece, «l'originaria ipotesi accusatoria alla base della iscrizione nel registro degli indagati, si fondava sulla necessità di vagliare eventuali profili omissivi in ordine all'espletamento delle funzioni di garanzia connesse alla mansione di segretario comunale dell'Ente. Pur tuttavia le approfondite indagini non hanno permesso di documentare il suo coinvolgimento nella vicenda, in particolare sul piano dell'elemento soggettivo».
Sull'ex segretario Di Mauro, invece, «sono emersi degli elementi che hanno attestato l'impegno della stessa in ordine alle funzioni di controllo esercitate su alcuni procedimenti amministrativi oggetto dell'indagine», escludendo ogni «consapevole partecipazione della Di Mauro alla concretizzazione del disegno criminoso».
Archiviate le accuse all'ex sindaco Minervini e altre 18 persone. I NOMI
- Caputo Mariano (avvocato Felice Petruzzella);
- Di Mauro Irene (avvocato Amleto Carobello);
- Binetti Alessandro (avvocato Nunzio Palmiotto);
- Minervini Tommaso (avvocato Tommaso Poli);
- Pansini Michele (avvocato Maurizio Altomare);
- Atena Patrick;
- Di Santo Riccardo (avvocato Michele Inchingolo);
- Ladogana Andrea (avvocato Francesco Metta);
- Loliva Gianluca;
- Zaccuri Paolo (avvocato Giuseppe Losappio);
- Paparusso Pietro Paolo;
- Cesario Liberato Fabio (avvocato Michele Rossetti);
- Falco Nicola;
- Guido Massimo;
- Mascolo Giuseppe (avvocato Mario Malcangi);
- Visceglia Michele Massimo;
- Ieva Michele (società in nome collettivo);
- Caputo Giacomo;
- Balducci Vincenzo.