A Molfetta una lezione di coraggio con Pinuccio Fazio
Padre di Michele, vittima innocente di mafia, ospite dell'istituto "Alberghiero"
giovedì 5 marzo 2026
Un altro evento importante all'interno del Pon" Sui Passi Della LEGALITÀ" del Sermolfetta alla presenza della Dott.ssa Barbara Amato referente del progetto. Nella sala conferenze gremita e avvolta in un silenzio quasi reverenziale, gli studenti dell'Istituto Alberghiero — dalle prime classi fino ai maturandi — hanno vissuto una mattinata che difficilmente dimenticheranno. L'ospite d'eccezione, Pinuccio Fazio, padre di Michele, vittima innocente di mafia, non è salito in cattedra per impartire una lezione teorica, ma per scuotere le coscienze con la forza bruta della verità.
L'incontro, moderato con precisione e sensibilità dagli studenti Di Benedetto e De Gennaro M, ha ruotato attorno a un concetto provocatorio, quasi dirompente: la necessità di riappropriarsi di una parola troppo spesso usata come arma di ricatto sociale. L'esordio di Fazio ha immediatamente rotto gli schemi della retorica scolastica. Di fronte all'accoglienza calorosa dei ragazzi, il suo monito è stato netto: "Non voglio i vostri applausi. Non mi servono. Sono qui perché voglio salvarvi, perché ogni ragazzo sottratto alla strada è una vittoria su chi ha ucciso mio figlio." Fazio ha parlato a cuore aperto, guardando negli occhi i giovani presenti, chiedendo loro un impegno concreto: non essere spettatori passivi del proprio destino, ma attori di un cambiamento radicale.
Il momento più alto e paradossale dell'evento si è toccato durante il dibattito finale. In un mondo dove il silenzio è spesso scambiato per onore, gli studenti hanno ribaltato il paradigma. È emersa una promessa collettiva, tanto audace quanto necessaria: il desiderio di "fare gli infami". Nel gergo della malavita, l'infame è colui che parla, colui che rompe l'omertà. Per gli studenti dell'Alberghiero, quel termine è diventato un vessillo di legalità. I ragazzi hanno dichiarato apertamente di voler imparare a denunciare, a non girarsi dall'altra parte, a "tradire" il codice del silenzio per fedeltà alla giustizia. Tuttavia, la loro promessa porta con sé una condizione e un appello accorato al mondo degli adulti: "Siamo pronti a fare gli infami, a scegliere la verità sopra ogni cosa, purché siano gli adulti a insegnarcelo, a darci l'esempio e a non lasciarci soli in questa scelta." L'incontro si è concluso senza il rumore delle mani che battono, come richiesto, ma con il rumore ben più profondo delle idee che germogliano.
Pinuccio Fazio ha lasciato l'istituto consapevole che il suo messaggio ha trovato terreno fertile. La sfida è lanciata: trasformare l'omertà in parola e la paura in impegno civile, costruendo una società dove "fare l'infame" significhi, semplicemente, essere cittadini liberi.
L'incontro, moderato con precisione e sensibilità dagli studenti Di Benedetto e De Gennaro M, ha ruotato attorno a un concetto provocatorio, quasi dirompente: la necessità di riappropriarsi di una parola troppo spesso usata come arma di ricatto sociale. L'esordio di Fazio ha immediatamente rotto gli schemi della retorica scolastica. Di fronte all'accoglienza calorosa dei ragazzi, il suo monito è stato netto: "Non voglio i vostri applausi. Non mi servono. Sono qui perché voglio salvarvi, perché ogni ragazzo sottratto alla strada è una vittoria su chi ha ucciso mio figlio." Fazio ha parlato a cuore aperto, guardando negli occhi i giovani presenti, chiedendo loro un impegno concreto: non essere spettatori passivi del proprio destino, ma attori di un cambiamento radicale.
Il momento più alto e paradossale dell'evento si è toccato durante il dibattito finale. In un mondo dove il silenzio è spesso scambiato per onore, gli studenti hanno ribaltato il paradigma. È emersa una promessa collettiva, tanto audace quanto necessaria: il desiderio di "fare gli infami". Nel gergo della malavita, l'infame è colui che parla, colui che rompe l'omertà. Per gli studenti dell'Alberghiero, quel termine è diventato un vessillo di legalità. I ragazzi hanno dichiarato apertamente di voler imparare a denunciare, a non girarsi dall'altra parte, a "tradire" il codice del silenzio per fedeltà alla giustizia. Tuttavia, la loro promessa porta con sé una condizione e un appello accorato al mondo degli adulti: "Siamo pronti a fare gli infami, a scegliere la verità sopra ogni cosa, purché siano gli adulti a insegnarcelo, a darci l'esempio e a non lasciarci soli in questa scelta." L'incontro si è concluso senza il rumore delle mani che battono, come richiesto, ma con il rumore ben più profondo delle idee che germogliano.
Pinuccio Fazio ha lasciato l'istituto consapevole che il suo messaggio ha trovato terreno fertile. La sfida è lanciata: trasformare l'omertà in parola e la paura in impegno civile, costruendo una società dove "fare l'infame" significhi, semplicemente, essere cittadini liberi.