35 anni fa lo sbarco Vlora a Bari, la testimonianza del molfettese Corrado Cifarelli: «Sembrava un'isola in movimento»
Il racconto di chi assistette all'arrivo dei ventimila albanesi
sabato 8 agosto 2026
7.21
Era il 7 agosto 1991 quando oltre ventimila albanesi si riversarono nel porto di Valona, assalirono la nave mercantile Vlora, appena rientrata da Cuba con un carico di canna da zucchero, e costrinsero il comandante Halim Milaqi a fare rotta verso l'Italia. L'8 agosto, esattamente trentacinque anni fa, quella nave attraccò nel porto di Bari.
L'arrivo improvviso di migliaia di persone colse impreparate le istituzioni italiane: in pieno agosto, senza strutture e procedure adeguate per affrontare un'emergenza di simili proporzioni, Bari si trovò a gestire una delle pagine più significative della storia dell'immigrazione nel nostro Paese. La vicenda della Vlora è infatti ancora oggi ricordata come il più grande sbarco di migranti avvenuto in Italia in un'unica imbarcazione.
Quella giornata è rimasta impressa anche nella memoria del molfettese Corrado Cifarelli. All'epoca dodicenne, si trovava su un pedalò nelle acque di Bari insieme al cugino Donato.
«Sembrava una tipica giornata estiva, calda e assolata, uguale alle altre. Non potevo immaginare che quel giorno avrebbe segnato per sempre la mia memoria e quella della città», racconta. Poi, all'orizzonte, comparve una sagoma insolita: «In lontananza apparve una nave enorme. Sembrava una delle tante che ogni giorno fanno rotta verso il porto di Bari, ma era più grande, più massiccia, quasi un'isola in movimento». Pochi istanti dopo un elicottero della Guardia di Finanza in volo per identificarlaa: «Era una nave, certo, ma qualcosa non tornava. Era carica all'inverosimile di persone ammassate ovunque. Forse fu allora che prese forma quella frase che poco dopo il sindaco di Bari, Enrico Dalfino, avrebbe consegnato alla storia: "Sono persone"».
La scena che si presentò davanti agli occhi del giovane Corrado era surreale: «Ovunque, sulle ringhiere, sugli alberi della nave, su ogni sporgenza, c'erano uomini e ragazzi. Molti, appena videro la terraferma, iniziarono a tuffarsi in mare. Noi, sul pedalò, ci ritrovammo in mezzo a quella gente che nuotava verso la riva. Molti avevano barbe lunghe, capelli incolti, corpi magrissimi».
Migliaia di persone vennero accolte nello stadio della Vittoria, il caldo torrido, la carenza di mezzi e la tensione resero quelle ore difficilissime: «La città non era preparata, ma seppe reagire con coraggio e con i mezzi che aveva a disposizione. Furono giorni in cui Bari diede una straordinaria prova di forza, solidarietà e altruismo.»
Nel ricordo di Cifarelli emerge con forza anche il ruolo dell'allora sindaco Enrico Dalfino: «Ebbe il coraggio, anche scontrandosi con il Governo e con il presidente della Repubblica Francesco Cossiga, di pronunciare parole rimaste nella storia: "Sono persone, persone disperate che non possono essere rispedite indietro. Noi siamo la loro unica speranza"».
Le immagini di quei giorni sono ancora vivissime: «Per quelle persone essere lì, mezze nude sotto il sole cocente, era comunque meglio che restare in Albania sotto un regime oppressivo. Faceva un caldo insopportabile e venivano rinfrescate con gli idranti. Ricordo il rumore continuo degli elicotteri, anche di notte, mentre sorvegliavano la zona. Molti, temendo il rimpatrio, tentarono la fuga dallo stadio».
Oggi, sul lungomare IX Maggio, nel quartiere San Girolamo, quel giorno è ricordato dal Largo "Sono Persone", inaugurato nel trentesimo anniversario dello sbarco. L'area ospita l'opera in acciaio inox dell'artista Jasmine Pignatelli, Sono Persone 8.8.1991, un'installazione in codice Morse dedicata a quella vicenda. «Ogni volta che passo di lì e guardo il mare è impossibile non tornare con la memoria a quella nave, che attraversò un mare salato portando con sé il più dolce dei sogni: la libertà»
«Forse allora eravamo più umani. Una società meno indurita, che seppe rispondere con il cuore. Bari diede una lezione al mondo intero, aprendo le braccia a chi arrivava dall'altra parte del mare. In fondo incarnò i valori del suo patrono, San Nicola, anch'egli straniero giunto dal mare d'Oriente, il santo dei forestieri, simbolo di una città che ha sempre creduto che nessuno debba sentirsi straniero.»
L'arrivo improvviso di migliaia di persone colse impreparate le istituzioni italiane: in pieno agosto, senza strutture e procedure adeguate per affrontare un'emergenza di simili proporzioni, Bari si trovò a gestire una delle pagine più significative della storia dell'immigrazione nel nostro Paese. La vicenda della Vlora è infatti ancora oggi ricordata come il più grande sbarco di migranti avvenuto in Italia in un'unica imbarcazione.
Quella giornata è rimasta impressa anche nella memoria del molfettese Corrado Cifarelli. All'epoca dodicenne, si trovava su un pedalò nelle acque di Bari insieme al cugino Donato.
«Sembrava una tipica giornata estiva, calda e assolata, uguale alle altre. Non potevo immaginare che quel giorno avrebbe segnato per sempre la mia memoria e quella della città», racconta. Poi, all'orizzonte, comparve una sagoma insolita: «In lontananza apparve una nave enorme. Sembrava una delle tante che ogni giorno fanno rotta verso il porto di Bari, ma era più grande, più massiccia, quasi un'isola in movimento». Pochi istanti dopo un elicottero della Guardia di Finanza in volo per identificarlaa: «Era una nave, certo, ma qualcosa non tornava. Era carica all'inverosimile di persone ammassate ovunque. Forse fu allora che prese forma quella frase che poco dopo il sindaco di Bari, Enrico Dalfino, avrebbe consegnato alla storia: "Sono persone"».
La scena che si presentò davanti agli occhi del giovane Corrado era surreale: «Ovunque, sulle ringhiere, sugli alberi della nave, su ogni sporgenza, c'erano uomini e ragazzi. Molti, appena videro la terraferma, iniziarono a tuffarsi in mare. Noi, sul pedalò, ci ritrovammo in mezzo a quella gente che nuotava verso la riva. Molti avevano barbe lunghe, capelli incolti, corpi magrissimi».
Migliaia di persone vennero accolte nello stadio della Vittoria, il caldo torrido, la carenza di mezzi e la tensione resero quelle ore difficilissime: «La città non era preparata, ma seppe reagire con coraggio e con i mezzi che aveva a disposizione. Furono giorni in cui Bari diede una straordinaria prova di forza, solidarietà e altruismo.»
Nel ricordo di Cifarelli emerge con forza anche il ruolo dell'allora sindaco Enrico Dalfino: «Ebbe il coraggio, anche scontrandosi con il Governo e con il presidente della Repubblica Francesco Cossiga, di pronunciare parole rimaste nella storia: "Sono persone, persone disperate che non possono essere rispedite indietro. Noi siamo la loro unica speranza"».
Le immagini di quei giorni sono ancora vivissime: «Per quelle persone essere lì, mezze nude sotto il sole cocente, era comunque meglio che restare in Albania sotto un regime oppressivo. Faceva un caldo insopportabile e venivano rinfrescate con gli idranti. Ricordo il rumore continuo degli elicotteri, anche di notte, mentre sorvegliavano la zona. Molti, temendo il rimpatrio, tentarono la fuga dallo stadio».
Oggi, sul lungomare IX Maggio, nel quartiere San Girolamo, quel giorno è ricordato dal Largo "Sono Persone", inaugurato nel trentesimo anniversario dello sbarco. L'area ospita l'opera in acciaio inox dell'artista Jasmine Pignatelli, Sono Persone 8.8.1991, un'installazione in codice Morse dedicata a quella vicenda. «Ogni volta che passo di lì e guardo il mare è impossibile non tornare con la memoria a quella nave, che attraversò un mare salato portando con sé il più dolce dei sogni: la libertà»
«Forse allora eravamo più umani. Una società meno indurita, che seppe rispondere con il cuore. Bari diede una lezione al mondo intero, aprendo le braccia a chi arrivava dall'altra parte del mare. In fondo incarnò i valori del suo patrono, San Nicola, anch'egli straniero giunto dal mare d'Oriente, il santo dei forestieri, simbolo di una città che ha sempre creduto che nessuno debba sentirsi straniero.»